Nel mercato alimentare odierno, termini come "cibo naturale" e "cibo naturale integrale" sono diventati parole popolari nelle etichette e nel marketing dei prodotti. Questi termini spesso inducono i consumatori a pensare che gli ingredienti non siano lavorati o addirittura non contengano additivi. Tuttavia, queste etichette hanno definizioni e standard normativi diversi a seconda delle regioni e dei paesi, il che le rende difficili da comprendere per i consumatori.
"Sebbene quasi tutti gli alimenti siano prodotti naturali derivati da piante e animali, spesso si pensa che gli 'alimenti naturali' siano quelli che non sono stati trasformati."
Per molte persone, "cibo naturale" sembra essere un'etichetta che esprime salute e natura. Secondo l'indagine, circa il 63% degli intervistati ha affermato di preferire i prodotti etichettati come "naturali" perché l'86% dei consumatori ritiene che tali alimenti non contengano ingredienti artificiali. Tuttavia, questa idea è di fatto errata, poiché l'uso improprio della parola "naturale" è estremamente comune su molte etichette alimentari e nelle pubblicità.
Contesto storicoIl Codex Alimentarius dell'Organizzazione Internazionale per l'Alimentazione e l'Agricoltura non riconosce il termine "naturale", ma stabilisce degli standard per gli alimenti biologici. 」
Il concetto di "cibo naturale" può essere fatto risalire a Sylvester Graham nel XIX secolo. Sosteneva che gli alimenti trasformati violassero le leggi della salute e incoraggiassero le persone a mangiare cereali integrali non trasformati. Negli anni '70, grazie alla promozione di alcuni autori di ricette, i concetti di "naturale" e "sano" divennero sempre più popolari. Il libro "The Amazing World of Natural Food Cooking" sottolinea che non si dovrebbero usare cibi lavorati, mentre Jean Hewitt ha menzionato nel suo "New York Times Natural Food Cookbook" che in passato le persone non avevano mai bisogno di considerare la naturalezza e la freschezza degli alimenti. la loro dieta, ma ora gli alimenti trasformati stanno allontanando le persone dalle scelte sane.
Nel Regno Unito, la Food Standards Agency ha pubblicato degli standard per l'etichettatura degli alimenti naturali, richiedendo che gli ingredienti di questi alimenti provengano dalla natura, senza l'intervento umano. Questi standard forniscono definizioni chiare per le diverse categorie di alimenti, come i latticini, per garantire che le scelte dei consumatori non vengano fuorviate.
In Canada, la Food Inspection Agency limita l'uso del termine "naturale" agli alimenti che non sono stati significativamente trasformati e fornisce alcuni esempi di trasformazione che possono o meno essere considerati "naturali". Israele richiede che un ingrediente possa essere definito "naturale" se non è stato in alcun modo elaborato e ha subito solo trattamenti specifici.
Negli Stati Uniti l'uso dell'etichetta "naturale" è relativamente confuso. Il Food Safety and Inspection Service (FSIS) è responsabile di garantire che i prodotti a base di carne, pollame e uova siano sicuri e correttamente etichettati, ma la FDA non ha normative specifiche sulla questione dell'etichettatura "naturale". Il sito web della FDA afferma che l'agenzia non si oppone all'uso dell'etichetta "naturale" se il prodotto non contiene coloranti o aromi artificiali, ma non esiste una base giuridica specifica per definire quali caratteristiche possano essere definite "naturali".
Conclusione"Negli Stati Uniti, i consumatori hanno espresso grande insoddisfazione per il pollo etichettato come "tutto naturale" quando viene iniettato con una soluzione salina fino al 25%."
Le differenze nella definizione e nell'uso del termine "cibo naturale" nei diversi Paesi rappresentano una grande sfida per i consumatori nella scelta degli alimenti. Quando si fa la spesa, molte persone pensano che "naturale" sia un'etichetta che indica superiorità rispetto ad altri alimenti, ma la verità dietro a questo concetto potrebbe non essere così semplice come si pensa. Di fronte a etichette alimentari e normative di mercato in continua evoluzione, come possono i consumatori fare scelte oculate per tutelare la propria salute?